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Il lago di Bargone
L'area è a cavallo fra le valli Graveglia (affluente
dell'Entella), Gromolo, Petronio e Vara. Comprende uno spartiacque articolato
con diverse culminazioni, come i monti Porcile (1249 m), Alpe (1093 m),
Zenone (1055 m), Pu (1001 m), Roccagrande (971 m), Bianco (877 m), Tregin
(870 m) e piccoli valichi come il Passo del Bocco di Bargone. Il substrato,
prevalentemente ofiolitico condiziona il paesaggio che si presenta aspro
e con diffusi affioramenti rocciosi e superfici a bassa copertura vegetale.
In una conca pianeggiante ed orlata da terrazzi, presso Roccagrande si osserva
il Lago di Bargone, una zona umida complessa con habitat e specie di notevole
interesse.
Il territorio conserva testimonianze della presenza umana sin dal paleolitico
medio con itinerari antichi, manufatti litici e siti di estrazione e lavorazione
dei minerali (rame, manganese, ferro) d'importanza internazionale, in particolare
la Roccia di Lagorara e il Lago di Bargone.
L'importanza è accresciuta dalla varietà di rocce affioranti:
diabase a pillows, diaspri rossi, calcari a calpionelle, serpentiniti, arenarie.
Una strada, per gran parte sterrata, attraversa l'area collegando i paesi
dei versanti costieri (Sestri Levante, Casarza Ligure) a quelli dell'immediato
entroterra (Maissana, Colli) nell'alta Val di Vara. Il sito è interessato
dal percorso escursionistico E1 che dal Nord giunge alle Cinque Terre e
al Golfo spezzino.
L'area è quasi completamente vincolata ai sensi dei DD.MM. del 24/4/1985.
Il sito è interessato, nella parte ricadente sulla provincia spezzina,
dalla Zona di ripopolamento e cattura "M. Porcile-M. Verruga"
e dall'Oasi di protezione "Tavarone", considerate idonee per la
pernice rossa e la lepre.
I tratti superiori dei corsi d'acqua rappresentano le radici dei corridoi
funzionali che collegano gli habitat di crinale a quelli di fondovalle,
soprattutto ai sistemi fluviali del Vara, dell'Entella, del Gromolo, del
Petronio e conseguentemente agli habitat costieri.
Habitat di maggiore interesse
Il Lago di Bargone rappresenta l'ambiente più importante
del sito: si tratta di una zona umida d'importanza eccezionale per la fauna,
con caratteri floristici e vegetazionali che necessitano di studi per la
loro definizione. Il piccolo specchio d'acqua è soggetto a forti
variazioni e in alcune estati appare addirittura asciutto. Le formazioni
igrofile prevalenti sono prati semisommersi a giunco (Juncus fontanesii)
e Molinia (Molinia coerulea) su depositi fangosi e lembi frammentari
di torbiere basse alcaline con diverse specie di ciperacee. In base agli
studi sui depositi pollinici, la torbiera risulta la più antica della
Liguria orientale.
Di grande interesse scientifico sono le formazioni pioniere a Ginestra di
Salzmann (Genista salzmanni), con caratteristiche esclusive della
Liguria di Levante, particolarmente legate alle rocce ofiolitiche. Altrettanto
importanti sono le formazioni a bosso (Buxus sempervirens), che nella
Liguria orientale si presentano esclusivamente su ofioliti con un corteggio
floristico ricco di specie tipiche di questi substrati. Entrambi i due tipi
di habitat sono stati proposti per l'inclusione nell'allegato I della direttiva
europea 43/92. Diffuse soprattutto nelle zone di crinale sono le praterie
xerofile, localmente ricche di orchidee. Si segnalano anche aspetti arbustivi
ed arborescenti termofili di leccio, che giungono quasi a contatto con quelli
più montani di faggio, limitati alle quote maggiori dei versanti
settentrionali. Le formazioni forestali comprendono castagneti e, nei solchi
vallivi, cinture riparie ad ontano.
Specie di maggiore interesse
Tra le piante endemiche, oltre alla già citata Ginestra
di Salzmann, degno di nota è lo Zafferano ligure (Crocus ligusticus),
prossimo al suo limite orientale. Numerose sono le serpentinofite esclusive
e preferenziali. Per gli animali endemici si segnalano il Geotritone (Speleomantes
ambrosii), l'Ululone dal ventre giallo (Bombina pachypus), la
Rana appenninica (Rana italica), diversi coleotteri e gasteropodi
(Argna bourguignatiana, Avenionia ligustica, Toffoletia stritiolata,
Clausilia rugosa subsp. pini, Limax dacampoi, Retinella olivetorum).
Ancora tra gli invertebrati, di notevole interesse sono Bidessus tiragalloi,
Zerynthia polyxena ed Euplagia quadripunctaria, quest'ultima considerata
d'interesse prioritario per la Comunità europea. Gli spazi aperti,
la morfologia articolata con versanti a diversa esposizione, la discreta
disponibilità idrica, la presenza di attività pastorali favoriscono
una ricca avifauna; sono segnalati una settantina di specie tutelate dalla
direttiva europea, fra le quali: Albanella reale (Circus cyaneus),
Sparviere (Accipiter nisus), Picchio rosso maggiore (Dendrocopos
major), Picchio verde (Picus viridis), Averla piccola (Lanius
collurio), Averla capirossa (Lanius senator).
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